Filippo Venturi | Photography

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Una questione privata

with 3 comments

Adoro viaggiare in treno per le campagne dell’Emilia Romagna, sembra di tornare indietro nel tempo.

___

«Restiamo intesi fra una settimana. Tu però nel frattempo mi scriverai».
«Una lettera?»
«Certo una lettera. Scrivimela di notte».
«Si, ma che lettera?»
«Una lettera».
E così Milton aveva fatto e al secondo appuntamento Fulvia gli disse che scriveva benissimo.
«Sono… discreto».
«Meravigliosamente, ti dico. Sai che farò la prima volta che andrò a Torino? Comprerò un cofanetto per conservarci le tue lettere. Le conserverò tutte e mai nessuno le vedrà. Forse le mie nipoti, quando avranno questa mia età».
E lui non potè dir niente, oppresso dall’ombra della terribile possibilità che le nipoti di Fulvia non fossero anche le sue.
«La prossima lettera come la comincerai? – aveva proseguito lei. – Questa cominciava con Fulvia splendore. Davvero sono splendida?».
«No, non sei splendida».
«Ah, non lo sono?»
«Sei tutto lo splendore».
«Tu, tu tu, – fece lei – tu hai una maniera di metter fuori le parole… Ad esempio, è stato come se sentissi pronunciare splendore per la prima volta».
«Non è strano. Non c’era splendore prima di te».
«Bugiardo! – mormorò lei dopo un attimo, – guarda che bel sole meraviglioso!»
E alzatasi di scatto corse al margine del vialetto, di fronte al sole.

Ora lo sguardo basso di lui rifaceva quel lontano tragitto di Fulvia, ma prima di arrivare al limite tornò al punto di partenza, all’ultimo ciliegio. Come si era imbruttito, e invecchiato.
Tremava e gocciolava, impudicamente, di contro il cielo biancastro.

Poi si riscosse e un po’ pesantemente arrivò sulla spianata davanti al portichetto d’entrata. Il ghiaino era impastato di foglie macerate, le foglie dei due autunni di lontananza di Fulvia. A leggere si metteva quasi sempre lì, a filo dell’arco centrale, raccolta nella grande poltrona di vimini coi cuscini rossi.

[...]

Milton si premette le mani sul viso e in quel buio cercò di rivedere gli occhi di Fulvia. Alla fine abbassò le mani e sospirò, esausto dallo sforzo e dalla paura di non ricordarli. Erano di un caldo nocciola, pagliettati d’oro.

[...]

Arrivò sotto il portichetto.
«Fulvia, Fulvia, amore mio».
Davanti alla porta di lei gli sembrava di non dirlo al vento, per la prima volta in tanti mesi.
«Sono sempre lo stesso, Fulvia. Ho fatto tanto, ho camminato tanto… Sono scappato e ho inseguito. Mi sono sentito vivo come mai e mi sono visto morto. Ho riso e ho pianto. Ho ucciso un uomo, a caldo. Ne ho visti uccidere, a freddo, moltissimi. Ma io sono sempre lo stesso».

(Beppe Fenoglio, Una questione privata)

Una questione privata (foto 1)

Una questione privata (foto 1)

Una questione privata (foto 2)

Una questione privata (foto 2)

Una questione privata (foto 3)

Una questione privata (foto 3)

Una questione privata (foto 4)

Una questione privata (foto 4)

Una questione privata (foto 5)

Una questione privata (foto 5)

Una questione privata (foto 6)

Una questione privata (foto 6)

Una questione privata (foto 7)

Una questione privata (foto 7)

Una questione privata (foto 8)

Una questione privata (foto 8)

Una questione privata (foto 9)

Una questione privata (foto 9)

Written by filippo

gennaio 5, 2011 at 4:18 pm

Pubblicato su Fotografie

3 Risposte

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  1. Stessa cosa anche per me..Davvero un’ottima serie!

    simoneenei

    gennaio 5, 2011 at 4:23 pm

  2. Bellissime foto.

    lysk

    gennaio 7, 2011 at 7:05 pm

  3. Grazie ad entrambi :D

    bfox

    gennaio 8, 2011 at 9:57 am


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