Filippo Venturi | Photography

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Elliott Erwitt, Icons, San Giminiano

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Elliott Erwitt, Icons, San Giminiano

Elliott Erwitt, Icons, San Giminiano

ELLIOTT ERWITT, ICONS
6 aprile – 31 agosto 2014 prorogata al 2 novembre 2014

Spezieria Santa Fina – Museo Archeologico
Galleria di Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada”
San Gimignano

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Per iniziativa dell’Assessorato alla Cultura del Comune di San Gimignano, dal 6 aprile al 31 agosto 2014 2 novembre 2014, sarà aperta al pubblico, presso la Galleria di Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada”, la mostra Elliot Erwitt, un progetto di Civita e SudEst57, curato da Biba Giacchetti e organizzato da Opera Laboratori Fiorentini. La mostra ripercorre la carriera e i temi principali della poetica del grande fotografo e artista americano Elliott Erwitt (1928), attraverso 42 scatti da lui stesso selezionati come i più rappresentativi della sua produzione artistica.

Sarà esposta inoltre una serie di 9 autoritratti, esclusivi di questa mostra, che costituiscono un “evento nell’evento”. Tra gli autoritratti esposti anche quelli a colori in cui l’artista veste i panni di André S. Solidor, alterego inventato per ironizzare sul mondo dell’arte contemporanea e sui suoi stereotipi. Andrè S. Solidor (si noti l’acronimo irriverente) ed Elliott Erwitt saranno anche protagonisti del film “I Bark At Dogs” che sarà proiettato in mostra.

Grande autore Magnum, reclutato nel 1953 all’interno della celebre agenzia direttamente da Robert Capa, Elliott Erwitt ha firmato immagini diventate icone del Novecento. Tra queste, in mostra a San Gimignano alcune delle più celebri: il bacio dei due innamorati nello specchietto retrovisore di un’automobile, una splendida Grace Kelly al ballo del suo fidanzamento, un’affranta Jacqueline Kennedy al funerale del marito, i ritratti di Che Guevara e Marilyn Monroe, alcune foto appartenenti alla serie di incontri tra i cani e i loro padroni, iniziata nel 1946. E ancora, gli scatti che Erwitt, reporter sempre in viaggio, ha raccolto per il mondo, a contatto con i grandi del Novecento ma anche con la gente comune. E i paesaggi, le metropoli. Gli scatti di denuncia, in cui al suo sguardo di grande narratore, si mescola sempre ironia e leggerezza, e la sua capacità di trovare i lati surreali e buffi anche nelle situazioni più drammatiche. La mostra sarà corredata da una esclusiva pubblicazione curata da Erwitt stesso in collaborazione con Sudest57 e disegnata da Anders Weinar. Una collezione di stampe rilegate ed amovibili, ciascuna con testi inediti di backstage, scritti da Biba Giacchetti che collabora con Erwitt da circa 20 anni.

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Presentazione video della mostra

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Elliott Erwitt è nato in Francia da una famiglia di emigrati russi, nel 1928. Passa i suoi primi anni in Italia. A 10 anni si trasferisce con la Famiglia in Francia e da qui negli Stati Uniti nel 1939, stabilendosi dapprima a New York, poi, dopo due anni, a Los Angeles. Nei primi anni ‘50, Erwitt dopo aver soggiornato a Pittsburg, in Germania e in Francia, si stabilisce a New York, città che elegge sua base operativa. Dotato di flessibilità e spirito di adattamento, Erwitt ha viaggiato in tutto il mondo. Durante i suoi studi alla Hollywood High School, Erwitt lavora in un laboratorio di fotografia sviluppando stampe “firmate” per i fan delle star di Hollywood. Nel 1949 torna in Europa, viaggiando e immortalando realtà e volti in Italia e Francia. Questi anni segnano l’inizio della sua carriera di fotografo professionista. Chiamato dall’esercito americano nel 1951 continua a lavorare per varie pubblicazioni e, contemporaneamente, anche per l’esercito americano stesso, mentre soggiorna in New Jersey, Germania e Francia. La grande opportunità gli viene offerta dall’incontro, durante le sue incursioni newyorchesi a caccia di lavoro, con personalità come Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker che amano le sue fotografie al punto da diventare suoi mentori. Nel 1953 congedato dall’esercito, Elliott Erwitt viene invitato da Robert Capa, socio fondatore, ad unirsi a Magnum Photos in qualità di membro fino a diventarne presidente nel 1968. Oggi Erwitt è riconosciuto come una dei più grandi fotografi di tutti i tempi. I libri di Erwitt, i saggi giornalistici, le illustrazioni e le sue campagne pubblicitarie sono apparse su pubblicazioni di tutto il mondo per oltre quarant’’anni. Pur continuando il suo lavoro di fotografo.

Elliot Erwitt negli anni ‘70 comincia a girare dei film. Tra i suoi documentari si ricordano Beauty Knows No Pain (1971) Red White and Blue Glass (1973) premiato dall’American Film Institute e The Glass Makers of Herat (1997). Negli anni ‘80 Elliott Erwitt produce 17 commedie satiriche per la televisione per la Home Box Office. Dagli anni ‘90 fino ad oggi continua a svolgere un’intensa vita professionale che tocca gli aspetti più disparati della fotografia. Tra le sedi espositive più prestigiose dove Erwitt ha presentato i suoi lavori, si segnala The Museum of Modern Art a New York, The Chicago Art Institute, The Smithsonian Institution a Washington D.C., The Museum of Modern Art di Parigi (Palais de Tokyo), The Kunsthaus a Zurigo, il Museo Reina Sofia a Madrid, The Barbican a Londra, The Royal Photografic Society a Bath, The Museum of Art del New South Wales a Sydney.
Attualmente i libri pubblicati da Erwitt sono più di 45.

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Fonte: sangimignanomusei.it

 

Written by filippo

settembre 15, 2014 at 1:09 pm

Irving Penn, Resonance, Venezia

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Irving Penn, Resonance, Venezia

Irving Penn, Truman Capote

IRVING PENN, RESONANCE
13 aprile – 31 dicembre 2014

Palazzo Grassi – Venezia
Campo San Samuele, 3231

(come arrivarci)

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A partire dal 13 aprile 2014, palazzo Grassi presenta “Irving Penn, Resonance”, la prima grande esposizione dedicata al fotografo americano Irving Penn (1917-2009) in Italia. L’esposizione, curata da Pierre Apraxine e Matthieu Humery, presenta al secondo piano di palazzo Grassi 130 fotografie dalla fine degli anni ‘40 fino alla metà degli anni ‘80, e resterà aperta al pubblico fino al 31 dicembre 2014.

È la prima volta che l’istituzione palazzo Grassi – punta della Dogana – François Pinault Foundation presenta una mostra di fotografie dalla collezione, mostrando così un preciso impegno anche nei confronti di questo medium così importante nell’ambito della creazione artistica. Una parte di queste fotografie proviene dalla collezione di Kuniko Nomura, assemblata durante gli anni ottanta con l’aiuto di Irving Penn stesso. Il fotografo ha raccolto una selezione di opere che, secondo lui, è in grado di rappresentare una sintesi completa e coerente del suo lavoro.

L’esposizione riunisce 82 stampe al platino, 29 stampe ai sali d’ argento, 5 stampe dye-transfer a colori e 17 internegativi mai esposti prima d’ora. La mostra ripercorre i grandi temi cari a Irving Penn che, al di là della diversità dei soggetti, hanno in comune la capacità di cogliere l’effimero in tutte le sue sfaccettature.

Ne è un esempio la selezione di fotografie della serie dei “piccoli mestieri”, realizzata in Francia, negli Stati Uniti e in Inghilterra negli anni ‘50. Convinto che quelle attività fossero destinate a scomparire, Irving Penn ha immortalato nel suo studio venditori di giornali ambulanti, straccivendoli, spazzacamini e molti altri ancora, tutti in abiti da lavoro.

Allo stesso modo, i ritratti dei grandi protagonisti del mondo della pittura, del cinema e della letteratura realizzati dal 1950 al 1970 – tra cui Pablo Picasso, Truman Capote, Marcel Duchamp, Marlene Dietrich –, esposti accanto a fotografie etnografiche degli abitanti della repubblica di Dahomey (anni ’60), delle tribù della Nuova Guinea e del Marocco (anni ’60 e ’70), sottolineano con forza la labilità dell’esistenza dagli esseri umani, siano essi ricchi o indigenti, celebri o sconosciuti.

All’interno di questo percorso, che promuove il dialogo e le connessioni tra le opere di diversi periodi e differenti soggetti, lo still life svolge un ruolo di primissimo piano: in mostra sono raccolte fotografie realizzate dalla fine degli anni ’70 all’inizio degli anni ’80 che presentano composizioni di mozziconi di sigarette, ceste di frutta, vanitas – assemblaggi di crani, ossa e altri oggetti – così come teschi di animali fotografati al museo di Storia Naturale a Praga nel 1986 per la serie “Cranium Architecture”.

Questo ampio panorama, in cui immagini poco conosciute affiancano pezzi iconici, offre una chiara testimonianza della particolare capacità di sintesi che caratterizza il lavoro di Irving Penn: nella sua visione, la modernità non si oppone necessariamente al passato, e il controllo assoluto di ogni fase della fotografia, dallo scatto alla stampa (alla quale dedica un’importanza e un’attenzione senza pari) permette di andare molto vicino alla verità delle cose e degli esseri viventi, in un continuo interrogarsi sul significato del tempo e su quello della vita e della sua fragilità.

Irving Penn, Resonance, Venezia

Irving Penn, Pablo Picasso

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Irving Penn è nato nel 1917 a Plainfield, New Jersey. Nel 1934 si iscrive alla Philadelphia Museum School of Industrial Art dove studia design con Alexey Brodovitch. Nel 1938 comincia la sua carriera professionale a New York come grafico – poi, dopo aver passato un anno in Messico a dipingere, torna a New York e inizia a lavorare per la rivista Vogue, dove Alexander Liberman è allora direttore artistico. Liberman incoraggia Penn a realizzare la sua prima fotografia a colori, uno still life che diventa la copertina di Vogue del 1 ottobre 1943, segnando l’inizio di una felice collaborazione con la rivista che durerà fino alla scomparsa del fotografo nel 2009. Oltre al lavoro nell’editoria e nella moda per Vogue, Penn lavora per altre riviste e per numerosi clienti negli Stati Uniti e all’estero.

Durante la sua carriera ha pubblicato vari libri di fotografie, tra cui: Moments Preserved (1960); Worlds in a Small Room (1974); Inventive Paris Clothes (1977); Flowers (1980); Passage (1991); Irving Penn Regards The Work of Issey Miyake (1999); Still Life (2001); Dancer (2001); Earthly Bodies (2002); A Notebook At Random (2004); Dahomey (2004); Irving Penn: Platinum Prints (2005); Small Trades (2009); e due pubblicazioni di disegni e dipinti.

Le fotografie di Penn fanno parte delle collezioni di alcuni fra i più grandi musei degli Stati Uniti e del mondo, come il Metropolitan Museum of Art di New York, il Moderna Museet di Stoccolma, la National Gallery of Art a Washington, lo Smithsonian American Art Museum a Washington, il J. Paul Getty Museum a Los Angeles e il Museum of Modern Art a New York.

Quest’ultimo gli rende omaggio nel 1984 con una retrospettiva ospitata poi in dodici paesi diversi. Nel 1997 Irving Penn dona all’Art Institute di Chicago delle stampe e dei materiali di archivio. Nel mese di novembre dello stesso anno l’Art Institute inaugura una grande mostra presentata di seguito in cinque musei all’estero, tra cui l’Hermitage a San Pietroburgo, Russia.

Nel 2002 due mostre degli studi di nudi realizzati da Penn aprono contemporaneamente al pubblico a New York: “Earthly Bodies: Nudes from 1949-50” al Metropolitan Museum of Art e “Dancer: 1999 Nudes” al Whitney Museum of American Art, entrambe successivamente presentate in altre città americane e europee.

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Fonte: palazzograssi.it

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Written by filippo

settembre 9, 2014 at 8:44 am

David Lynch, The Factory Photographs, Bologna

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David Lynch

David Lynch

DAVID LYNCH, THE FACTORY PHOTOGRAPHS
17 settembre – 31 dicembre 2014

MAST.GALLERY c/o Fondazione MAST
Via Speranza, 42 – Bologna
Martedì-Domenica, ore 10.00 – 19.00
(come arrivarci)

121 fotografie
3 cortometraggi: industrial soundscape, bug crawls, intervalometer: steps
e una installazione sonora : the air is on fire_ i (station)

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MAST  presenta in anteprima nazionale Factory Photographs di David Lynch.
Queste fotografie in bianco e nero testimoniano la fascinazione di Lynch per le fabbriche, la sua passione quasi ossessiva per comignoli, ciminiere e macchinari, per l’oscurità e il mistero. In un arco di tempo di oltre trent’anni ha fotografato i monumenti decadenti dell’industrializzazione, edifici in laterizio decorati con volte, cornicioni, cupole e torri, finestre e portali imponenti, impressionanti nella loro somiglianza con le antiche cattedrali. Rovine di un mondo che va scomparendo, in cui le fabbriche erano pietre miliari di un orgoglioso progresso e non luoghi desolati, scenografie per storie cariche di quell’aura emozionale caratteristica  di Lynch

Le fotografie sono state scattate tra il 1980 e il 2000 nelle fabbriche di Berlino e delle aree limitrofe, in Polonia, in Inghilterra, a New York City, nel New Jersey e a Los Angeles. È come se la fuliggine, i vapori o le polveri sottili che avvolgevano quei luoghi si fossero posate sulla superficie della carta: ne risultano immagini di straordinaria potenza sensoriale, come disegni fatti a carboncino, in cui il nero carico delle linee nitide, grafiche, taglia il grigio scuro dei campi.

L’inconfondibile cifra di Lynch si svela in modo suggestivo nei soggetti scelti, nelle atmosfere, nelle nuance di colore di mondi arcani e surreali, nelle sequenze oniriche che evocano la visionarietà labirintica ed enigmatica dei suoi film.

David Lynch, icona del cinema americano, è nato nel 1946 a Missoula, nel Montana, e vive a Los Angeles: è regista, sceneggiatore, produttore, pittore, musicista, designer e fotografo. La sua formazione accademica è nel campo della pittura: studente alla Pennsylvania Academy of Fine Arts di Philadelphia, realizza qui, nel 1966, il suo primo cortometraggio. Si trasferisce in seguito a Los Angeles; il suo primo film Eraserhead (1977) diventa ben presto un “cult classic”. Per The Elephant Man (1980), Velluto Blu (1986) e Mulholland Drive (2001) ha ricevuto la nomination all’Oscar per la migliore regia. Dune (1984), Cuore selvaggio (1990), Lost Highway (1997), Una storia vera (1999), Inland Empire (2006) e la serie televisiva Twin Peaks (1990 -1991) hanno ottenuto numerosi riconoscimenti.

Esposizione curata da Petra Giloy-Hirtz, in collaborazione con MAST e The Photographers’ Gallery.

Fanno parte della mostra alcuni cortometraggi di Lynch, che verranno proiettati a ciclo continuo: Industrial Soundscape, Bug Crawl, Intervelometer: Steps.

Le immagini di grandi dimensioni sono: Archival pigment prints
Le fotografie di piccole dimensioni sono: Archival silver-gelatin prints

David Lynch, The Factory Photographs

David Lynch, The Factory Photographs

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Lynch, la cui ultima visita in città risale al 2007 per il festival Netmage, dovrebbe tornare dal 28 settembre al 3 ottobre, quando cioè, ospite d’onore del Lucca Film Festival.

A Bologna Lynch farà visita al Mast e presenterà la sua mostra che si completa tra l’altro di un’installazione sonora e di una selezione dei suoi primi cortometraggi. Con l’occasione, la Cineteca gli dedica una retrospettiva dal 25 al 27 di questo mese da «Eraserhead» a «Cuore selvaggio», da «Strade perdute» a «Inland Empire», fino all’ultimo docufilm dedicato ai Duran Duran.

David Lynch, The Factory Photographs

David Lynch, The Factory Photographs

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Fonti: repubblica.it e mast.org

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Written by filippo

settembre 9, 2014 at 8:05 am

Khatawat advertising 2014

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Le mie fotografie per la campagna pubblicitaria 2014 per l’ottavo anno del Centro Culturale Khatawat.

Lo scopo era rappresentare tutte le  aree (musica, danza, teatro, arti orientali e arti marziali), mentre collaborano per compiere un percorso evolutivo, dove tutti si mettono in gioco.

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Written by filippo

agosto 27, 2014 at 7:13 pm