Filippo Venturi | Photography

I finalisti de “Il Reportage Photojournalism Award”

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Il Reportage Photojournalism Award

Sono stati annunciati i 25 progetti finalisti del concorso Il Reportage Photojournalism Award.
Fra questi, c’è anche il mio Made in Korea! Il sito ufficiale è consultabile qui.

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Di seguito il comunicato ufficiale:

Siamo orgogliosi di annunciare i 25 progetti finalisti de “Il Reportage Photojournalism Award”!
Il vincitore sarà proclamato il 12 giugno durante Fotoleggendo a Roma.
Un grazie a tutti i fotografi che hanno partecipato al concorso e in bocca al lupo per la selezione finale!

We are really pleased to announce the 25 photographic projects shortlisted for “Il Reportage photojournalism Award”. The winner will be announced on June 12th 2016 during Fotoleggendo Photography Festival in Rome.
Thanks to all the photographers for participating in our contest and good luck for the final selection!

Maxim Babenko, Jasper Bastian, Albert Bonfills, Sofia Busk & Jonas Fogh, Paolo Claroni, Loulou D’Aki, Anna Galatonova & Anton Polyakov, Daniel George, Jan Hofer, Suvra Kanti Das, Barbara Leolini, Laura Liverani, Nicola Angelo Mangia, Pierre Marsaut, Claudio Menna, Gabriele Micalizzi, Florian Muller, Emanuele Occhipinti, Fausto Podavini, Michal Siarek, Sadegh Souri, Hiro Tanaka, Jannis Tordheim, Scott Typaldos, Filippo Venturi.

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Il Reportage Photojournalism Award

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Written by filippo

May 25, 2016 at 9:37 am

Made in Korea su FPmag

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Made in Korea su FPmag

Oggi è uscito su FPmag un bell’articolo sul mio lavoro, con un testo molto interessante di Sandro Iovine!
L’articolo originale è consultabile qui.

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filippo venturi
made in korea*

«Né io né la società siamo cambiati in meglio, siamo solo diventati più imperfetti in maniera diversa. Quando crollò il ponte sopra il fiume che tagliava in due la città, facendovi precipitare, come fosse un suicidio, un autobus pieno di studentesse che andavano a scuola, quando una mattina vidi un aeroplano schiantarsi contro un grattacielo di Wall Street, quando, seduta davanti alla televisione il primo giorno dell’anno, rimasi a guardare incredula per oltre dieci ore il Sungnyemun bruciare, avvolto dalle fiamme, mi ponevo sempre la stessa domanda: Che cosa stai facendo?»**
[ Kyung-sook Shin ]

Tra gli interrogativi posti da un lavoro iconico strutturato, uno dei più affascinanti pertiene l’estetica, rivolgendosi specialmente a una riflessione critica sulle qualità e le prestazioni della sensibilità umana. Ci si trova cioè di fronte alla tematizzazione delle modalità specifiche con cui, in quanto esseri umani, interagiamo con il mondo esterno e ne costruiamo l’esperienza attraverso il linguaggio. L’esperienza del mondo esterno è un’operazione percettiva in cui il molteplice dell’intuizione si fenomenizza nell’accordarsi spontaneo della sensibilità dello spettatore. Si raccoglie cioè intorno a un’unità estetica da cui potrà in seguito scaturire una riflessione logica.
Immaginazione e intelletto entrano in gioco nella produzione di un concetto iconico attraverso il quale si sviluppa un nuovo universo di immagini che sia interpretazione del reale. Perché questo sia possibile è però necessaria quella circolarità nello schema che implichi la possibilità di identificare un determinato elemento attraverso il riferimento linguistico, ma nello stesso tempo ne preveda la conoscenza pregressa per poter essere applicato con cognizione e flessibilità.
A fronte di un mondo poco conosciuto o sconosciuto, l’autore è così costretto a ricercare stilemi formali conosciuti per applicarli a un sostrato antropologico che è però differente rispetto a quello nell’ambito del quale li ha acquisiti. Il risultato è una narrazione dove il significato linguistico della forma impiegata assume valore di riferimento. La metonimica rappresentazione della società sud coreana contemporanea passa quindi attraverso il reperimento e l’isolamento di fattori formali che attuano significazioni ben precise all’interno della cultura occidentale e ci indicano come questa sia penetrata all’interno di quella coreana nel corso della sua fin troppo rapida e radicale trasformazione. Nel rapporto tra immaginazione e linguaggio si crea quindi il territorio all’interno del quale si annida e prende forma l’intuizione della trasformazione e contaminazione.
L’atmosfera tende a farsi quindi rarefatta, al limite dell’astrazione rispetto a un reale conosciuto, restituendo il senso di spaesamento che coglie un popolo o un individuo che vede trasformare i propri principi nell’arco di una generazione.
Quella che per il Giappone è stata la generazione del ningen shikkaku (1), figlia della sconfitta militare e dell’imposizione eterodossa di nuovi parametri di vita, per la Corea è una rivoluzione che nasce all’interno del Paese per guidare la sua trasformazione in potenza economica mondiale. Il prezzo già pagato e ancora da pagare è altissimo in termini di sacrificio individuale e collettivo, e si può riassumere in una tendenza all’alienazione individuale che si riflette a livello collettivo nell’incremento del ricorso alle pratiche di chirurgia plastica e al suicidio. 
Una strada che è già stata percorsa negli ultimi settanta anni e con esiti analoghi nelle isole al di là dello stretto di Chōzon (2).
[ Sandro Iovine ]

(*) – Made in Korea è un lavoro fotografico pluripremiato. È stato selezionato tra i Nuovi Talenti 2015 da Fondazione Fotografia Modena e ai Sony World Photography Awards 2016 nella categoria Professional/People (secondo premio). Si è inoltre aggiudicato, tra gli altri, il terzo premio nella categoria Editorial: General News al Moscow International Foto Awards 2015
(**) – Kyung-sook Shin, Io ci sarò, Sellerio Editore, Palermo, 2013; pag. 17-18.
(1) – Ningen shikkaku è il titolo di un romanzo di Osamu Dazai in cui si descrive la parabola discendente di un uomo, Ōba Yōzō, che assurge ben presto a simbolica rappresentazione del senso di perdita di valori e grande confusione morale. Confusione che ha seguito la sconfitta al termine della Seconda Guerra Mondiale con lo stravolgimento dei principi sui quali si fondava la società giapponese sia sotto il profilo giuridico, sia etico.
(2) – Lo stretto di Chōzon è il tratto di mare che separa la Repubblica di Corea dalle coste del Giappone.

Filippo Venturi – Nato nel 1980 a Cesena, è un fotografo e videomaker specializzato in lavori commerciali, documentari, reportage e ritratto.
I suoi lavori sono stati pubblicati su diversi quotidiani e riviste, come The Washington Post, Internazionale, Die Zeit, Geo Magazine, Marie Claire, Vanity Fair e Io Donna/Corriere della Sera. Collabora con diverse agenzie, sia in Italia sia all’estero, per progetti pubblicitari e commerciali. Tra i premi conseguiti ricordiamo il Fine Art Photography Awards e il PX3 Prix de la Photographie.
Made in Korea è stato esposto al Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena e al Foro Boario di Modena da Fondazione Fotografia. Il lavoro è stato pubblicato da Emuse.

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English version:

filippo venturi
made in korea*

«Neither I nor society have changed for the better, we have only become more imperfect in different ways. When the bridge over the river collapsed which cut the city in two, making you fall, as if it were a suicide, a bus full of students who were going to school, when one morning I saw an aeroplane crashing against a Wall Street skyscraper, when, sitting in front of the television the first day of the year, I remained watching in disbelief for over ten hours the Sungnyemun burning, engulfed in flames, always asking myself the same question: what are you doing?»**
[ Kyung-sook Shin ]

Among the questions posed by a structured iconic work, one of the most fascinating pertains the aesthetics, especially in addressing a critical reflection on the quality and performance of human sensitivity. You will find that in the face of thematization of the specific ways in which, as human beings, we interact with the outside world and we build experience through language. The experience of the outside world is a perceptual operation in which the manifold of intuition phenomenalises in the spontaneous agreement of the viewer’s sensitivity. It collects that is around an aesthetic unity from which may later arise a logical reflection.
Imagination and intellect come into play in the production of an iconic concept through which you develop a new universe of images, which are the interpretation of reality. For this to be possible, it is however necessary that the circularity in the scheme involves the possibility of identifying a specific element through the reference language, but at the same time foresees their prior knowledge to be able to be applied with awareness and flexibility.
Faced with a world little known or unknown, the author is thus forced to seek known formal stylistics to apply them to an anthropological substrate which is, however, different compared to that in the environment in which they were assimilated. The result is a narrative where the linguistic meaning of the form used assumes reference value. The metonymic representation of the contemporary South Korean society then passes through the findings and the isolation of formal factors that implement very specific meanings within the Western culture and show us how this has penetrated within that of the Korean one during its all too rapid and radical transformation. In the relationship between imagination and language is then created the territory within which lurks and takes shape the intuition of the processing and contamination.
The atmosphere tends to be so rarefied, at the limit of abstraction compared to the known reality, giving a sense of disorientation that captures a population or an individual who sees its own principles transformed within the space of a generation.
That which for Japan was the generation of ningen shikkaku, daughter of the military defeat and the unorthodox imposition of new life parameters, for Korea it is a revolution that is born inside the country to guide its transformation into world economic power. The price already paid and still to be paid is very high in terms of individual and collective sacrifice, and it can be summarised in an individual alienation trend, which is reflected at a collective level in the increase of the use of plastic surgery practices and of suicide. 
A road has already been travelled in the last seventy years and with similar outcomes in the islands beyond the Strait of Chōzon (2).
[ Sandro Iovine ]

(*) – Made in Korea is a multiple award-winning photographic work. It was selected among the Nuovi Talenti 2015 by the Foundation Fotografico Modena and at the Sony World Photography Awards 2016 in the category Professional / People (second prize). It has also been awarded, among others, the third prize in the category Editorial: General News at Moscow International Photo Awards 2015.
(**) – Kyung-sook Shin, Io ci sarò, Sellerio Editore, Palermo, 2013; pp. 17-18 (free translation by the editorial staff).
(1) – Ningen shikkaku is the title of a novel by Osamu Dazai which describes the descendant of a man, Ōba Yōzō, that soars quickly to the symbolic representation of the sense of loss of values and great moral confusion. Confusion that has followed the defeat at the end of the Second World War with the distortion of the principles on which is based Japanese society under both legal and ethical terms.
(2) – The Strait of Chōzon is the stretch of sea that separates the Republic of Korea from the coasts of Japan.

Filippo Venturi – Born in 1980 in Cesena, is a photographer and filmmaker specialising in commercial works, documentaries, reportage and portraits.
His works have been published in several newspapers and magazines, such as The Washington Post, Internazionale, Die Zeit, Geo Magazine, Marie Claire, Vanity Fair e Io Donna/Corriere della Sera. He works with various agencies, both in Italy and abroad, for advertising and commercial projects. Among the awards achieved are included the Fine Art Photography Awards and the PX3 Prix de la Photographie.
Made in Korea has been exhibited at the Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena and at the Foro Boario in Modena by the Fondazione Fotografia. The work has been published by Emuse.

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Written by filippo

May 23, 2016 at 11:00 am

Photographers 2

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Photographers 2

Sabato 28 maggio, alla Galleria Ceribelli di Bergamo, inaugurerà la mostra “Photographers”, dove esporrò alcune mie opere. Il progetto “Photographers”, giunto alla II° edizione, nasce con l’intento di valorizzare i giovani fotografi italiani under 35.

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Da un’idea di Adele Ceribelli, Alice Giacometti e Francesca Ferrandi:
PHOTOGRAPHERS 2
Dal 28 maggio al 9 luglio 2016
Galleria Ceribelli
Via San Tomaso 86, Bergamo

Inaugurazione sabato 28 maggio 2016, ore 18.00
Apertura dal martedì al sabato: 10.00-12.30 / 16.00-19.30

Questi i fotografi esposti: Luca Tombolini, Stella Asia Consonni, Filippo Venturi, Turi Calafato, Andrea Giudici, Andrea Luporini, Elena Canevazzi

Invito: link
Evento su Facebook: link

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Nell’era dell’iperfotografia dove gli scatti si moltiplicano quotidianamente all’infinito, quando li crediamo eterni ed invece sono effimeri e subito dimenticati, la fotografia sta diventando sempre più uno specchio del mondo e non più una finestra su di esso. La verità e la potenza di questo mezzo, la magia che ha nel mettere a nudo, spiegare e denunciare, rivelare, sono sempre più minacciate.
In una fase di cambiamento sociale dello sguardo sul mondo il progetto Photographers nasce con l’intento di valorizzare i giovani fotografi italiani, under 35, che difendono, attraverso il loro modus operandi, la meraviglia del mezzo fotografico originale e il suo linguaggio senza inganni.

Stella Asia Consonni realizza autoritratti non comuni proiettando l’immagine su carta fotosensibile, Turi Calafato e Filippo Venturi ci portano a scoprire l’Asia e la sua gente, Elena Canevazzi e Andrea Luporini rielaborano i ricordi, la prima con oggetti immersi nell’acqua e il secondo con fiori delicati coltivati nel giardino della sua casa di famiglia, Andrea Giudici studia i luoghi sacri del Burkina Faso, mentre Luca Tombolini raffigura la purezza e la semplicità del paesaggio naturale.

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Written by filippo

May 18, 2016 at 9:38 pm

TraXpo’ 2016

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Super(h)ero

TraXpo’ 2016
Dal 7 al 28 maggio
Libreria Moby Dick
Via XX Settembre 3B, Faenza

Da un’idea di Giancarlo Padovani, in questa terza edizione annuale di TraXpo’ la Staged Photography sarà la protagonista: quando l’artista diventa regista e realizza una scena o più di una, per raccontarci una storia o trasportarci con l’immaginazione in un set.

Gli artisti che partecipano sono: Filippo Venturi, Elisa Cimatti, Lorenzo Taccioli, Francesco Presepi, Raffaele Tassinari, Massimo Merlini, Anna Lisa Quarneti (PIKI), Cristian Photocuba, Monalisa Valmori.

La mostra sarà visitabile fino al 28 maggio negli orari della Libreria Moby Dick: lun 15:30-19:30 e da mar a sab 8:30-12:30 e 15:30-19:30. Ingresso libero.

 

Libreria Moby Dick, Faenza

Libreria Moby Dick, Faenza

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Written by filippo

May 10, 2016 at 10:29 am

Posted in Fotografie

Sony World Photography Awards 2016: la fotografia italiana è grande protagonista

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Sony World Photography Awards 2016: la fotografia italiana è grande protagonista

Sul sito fotografidigitali.it è uscito un bell’articolo, meno formale e con interessanti osservazioni, sugli italiani premiati al Sony World Photography Awards :)

L’autore è Roberto Colombo. L’articolo originale è consultabile QUI.

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Di seguito uno screenshot:

Sony World Photography Awards 2016: la fotografia italiana è grande protagonista

Written by filippo

May 5, 2016 at 7:48 am